Nel primo semestre del 2025, l'attività economica in Veneto ha mostrato una persistente debolezza. Secondo l'indicatore trimestrale ITER, il prodotto regionale è aumentato appena dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre l'indicatore Ven-ICE ha segnalato una contrazione congiunturale nel secondo trimestre (Fonte: Banca d’Italia).
Il quadro economico è caratterizzato da una marcata divergenza settoriale:
- Manifattura in difficoltà: penalizzata dall'incertezza internazionale, dalla crisi dell'economia tedesca e dall'introduzione di dazi statunitensi.
- Servizi in crescita: nonostante il lieve calo delle presenze turistiche, il comparto dei servizi e i flussi logistici (portuali e aeroportuali) mostrano resilienza.
- Costruzioni trainanti: il settore beneficia degli investimenti legati al PNRR e alle Olimpiadi invernali del 2026.
Sul fronte finanziario, si osserva una dicotomia nel mercato del credito: i prestiti alle imprese continuano a ridursi (-2,8%), mentre i finanziamenti alle famiglie accelerano, con una crescita dei nuovi mutui del 36,9%. La qualità del credito rimane elevata, con tassi di deterioramento sensibilmente inferiori alla media nazionale.
1. Analisi dei settori produttivi
1.1 Industria e manifattura
La produzione manifatturiera ha registrato una flessione dello 0,8% nei primi nove mesi del 2025. Sebbene il terzo trimestre abbia mostrato segnali di ripresa, il comparto risente di un ristagno degli ordini.
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Settori in Contrazione
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Settori in Crescita
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Meccanica
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Alimentare e bevande
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Metalli
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Sistema moda
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Legno e mobili
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Apparecchiature elettriche ed elettroniche
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Mezzi di trasporto
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Minerali non metalliferi (crescita modesta)
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Le imprese mantengono un atteggiamento attendista sugli investimenti: il saldo tra previsioni di aumento e riduzione della spesa per beni capitali per il 2026 risulta negativo.
1.2 Costruzioni e mercato immobiliare
Il settore delle costruzioni prosegue la sua dinamica positiva con un incremento del 5,1% delle ore lavorate nel primo semestre 2025.
- Opere pubbliche: l'avanzamento dei lavori per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 (oltre 100 gare bandite per 220 milioni di euro) e il PNRR (5,4 miliardi di euro di gare bandite) sostiene il comparto.
- Mercato immobiliare: le compravendite di abitazioni sono aumentate del 10,5% nel primo semestre, con prezzi nominali in crescita del 5,5%, superando la media nazionale (4,2%).
1.3 Servizi e logistica
I servizi privati non finanziari mostrano una tenuta maggiore rispetto all'industria.
- Turismo: dopo anni di crescita, le presenze si sono ridotte dell'1,1% nei primi nove mesi del 2025. Il calo è dovuto principalmente alla componente italiana (-2,6%), mentre gli stranieri restano sopra i livelli pre-Covid.
- Trasporti: il porto di Venezia ha visto una crescita del flusso merci del 2,0%. Il traffico passeggeri negli aeroporti veneti è aumentato del 3,5%, trainato dai voli internazionali extra-UE.
2. Scambi con l’estero e politiche commerciali
Le esportazioni venete hanno subito una contrazione dell'1,3% nel primo semestre 2025. Il calo è più accentuato verso i mercati extra-UE, in particolare Cina (-12,1%) e Stati Uniti (-5,5%).
L'impatto dei dazi statunitensi
Gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato di sbocco per il Veneto. L'introduzione dei dazi ha generato effetti complessi:
- Front-loading: nel primo trimestre si è verificata un'anticipazione degli ordini per alcuni settori (bevande, plastica, metallo), ma in misura inferiore rispetto alla media nazionale italiana.
- Aspettative: quasi la metà delle imprese esportatrici si attende un calo delle vendite nell'ultimo trimestre del 2025.
- Prezzi: oltre l'80% delle imprese colpite dall'aumento dei dazi (spesso tra i 5 e i 20 punti percentuali) non prevede di ridurre i prezzi di vendita per compensare l'aggravio fiscale.
3. Mercato del lavoro e famiglie
3.1 Occupazione e reddito
L'occupazione è cresciuta dello 0,6%, portando il tasso di disoccupazione al minimo storico del 3,1% (contro il 6,7% nazionale). Tuttavia, si osserva una diminuzione delle attivazioni nette di contratti a tempo indeterminato.
- Reddito: il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,5% a valori correnti. Tuttavia, a causa di un'inflazione tornata a crescere (1,7% a settembre), il potere d'acquisto reale è aumentato solo dello 0,5%.
- Consumi: la spesa delle famiglie resta debole (+0,2%), riflettendo la prudenza dei nuclei familiari.
3.2 Sostegno al reddito
Le misure di supporto interessano una quota significativa della popolazione:
- Assegno di Inclusione (AdI): 24.000 beneficiari (0,5% della popolazione).
- Assegno Unico e Universale (AUU): ha intercettato oltre il 90% della popolazione veneta sotto i 21 anni.
4. Finanza e mercato del credito
4.1 Dinamiche dei prestiti
Il mercato del credito presenta un andamento divergente tra imprese e famiglie:
1. Imprese: i prestiti sono calati del 2,8%. Le imprese dispongono di abbondante liquidità interna (80 miliardi di euro) e risultati economici positivi (il 90% prevede di chiudere l'anno in utile o pareggio), riducendo la necessità di finanziamento esterno.
2. Famiglie: i finanziamenti sono accelerati (+3,3%). I nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni sono cresciuti del 36,9% grazie alla stabilizzazione dei tassi d'interesse (3,5% per il fisso). Il 90% delle nuove erogazioni è a tasso fisso.
4.2 Qualità del credito e risparmio
- Qualità: il tasso di deterioramento del credito è stabile allo 0,8%, confermando l'elevata solidità del sistema finanziario regionale rispetto al dato nazionale (1,2%).
- Risparmio: i depositi bancari sono calati dell'1,2%, principalmente per il calo dei conti delle imprese. Al contrario, il valore dei titoli a custodia è aumentato dell'11,0%, con una forte preferenza per titoli di Stato e obbligazioni bancarie.
Conclusioni
L'economia del Veneto affronta una fase di transizione caratterizzata da una manifattura sotto pressione esterna e un mercato interno sostenuto dagli investimenti pubblici. La solidità finanziaria delle imprese e l'elevata qualità del credito fungono da cuscinetto contro l'incertezza geopolitica, ma la debolezza del commercio mondiale e il ristagno degli investimenti privati rimangono i principali fattori di rischio per il 2026.